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martedì 10 novembre 2015

Inizia una nuova avventura

Un seme è stato piantato, adesso bisogna farlo germogliare. 

Scrivo questa nota per presentare a tutti un nuovo progetto su cui mi sto spendendo personalmente: sta per aprire una nuova associazione che ha come finalità la diffusione di un diverso modo di vedere l’ambiente e la natura che ci sta intorno. Dalla mia esperienza personale, mi sono reso conto di quanto ci sia bisogno e fame di sapere più approfonditamente riguardo gli eventi naturali che ormai quasi quotidianamente ci colpiscono. Con questo animo intendo cercare di fare divulgazione anche a chi non sa niente di geologia. Conoscere come siamo arrivati sin qui, lungo i quattro miliardi e mezzo di storia del nostro pianeta, imparando dagli eventi del passato e comprendere come la natura reagisca alle nostre azioni di oggi. Riuscire a dare il giusto peso a termini ormai abusati come “riscaldamento globale”, “rischio sismico”, “dissesto idrogeologico”. Informare perché ognuno possa capire perché non possiamo costruire come e dove vogliamo, non possiamo consumare le risorse quanto vogliamo, non possiamo piegare la natura al nostro volere; piuttosto dobbiamo conoscerla e trovare il giusto compromesso per vivere meglio.

Principalmente ci saranno escursioni ed esplorazioni ma spero anche conferenze, laboratori... Sto creando uno spazio libero sia per chiunque abbia voglia di apprendere che per chi abbia voglia di contribuire con la propria conoscenza. Tutti sono i benvenuti.

Per qualunque informazione contattatemi pure tramite messaggio privato.



Da dove nasce questo progetto?

Scelsi geologia leggendo la lista dei corsi sulla guida dello studente. Mi erano sempre piaciute le scienze naturali, specialmente i terremoti e i vulcani. Mi riaffacciavo dopo dodici anni nel mondo della scuola e sapere che a parte matematica, chimica e fisica, tutti gli altri corsi sarebbero stati nuovi anche per dei freschi liceali, mi aveva dato la spinta a iscrivermi, realizzando un sogno che coltivavo da diversi anni.

Da allora vedo il mondo con occhi diversi: quella “deformazione mentale” e quel “sentimento geologico” che mi hanno fatto sorridere quando li ho sentiti pronunciare dai docenti durante le lezioni, si sono letteralmente impossessati di me. Luoghi e angoli di mondo, anche i più comuni, visti e rivisti decine e centinaia di volte durante la mia vita, mi appaiono oggi assieme alla loro storia e le trasformazioni che la natura ha operato perché adesso io possa riconoscere la ragione della loro esistenza.

Quando si comprende il perché di una cosa, automaticamente nasce il desiderio di conoscerla più a fondo e di preservarla, magari migliorarla, abbellirla e celebrarla. Questo mi ha spinto a confrontarmi con altri colleghi che, come me, sono stati rapiti da quel mistero che sta scritto in ogni roccia e che può essere svelato solo da chi ne comprende la vera natura. Ho chiesto loro se fossero stati interessati a continuare quel viaggio iniziato insieme, facendolo uscire dai laboratori universitari e dagli studi professionali, portandolo fra la gente che ancora non presta abbastanza attenzione a ciò che gli succede intorno.

Adesso eccomi qui, assieme a un piccolo gruppo di amici, pronto per iniziare questa nuova avventura.


martedì 3 novembre 2015

GeoTrip #6: La Valle del Sestaione e i segni della glaciazione

Al confine fra Toscana ed Emilia Romagna c'è una piccola valle che, quasi unica nel suo genere, ha conservato durante i millenni la testimonianza di un antico passato, quando i ghiacciai perenni opprimevano le Alpi e anche sull'Appennino Settentrionale lingue di ghiaccio scendevano dai rilievi più alti e modellavano il paesaggio. Un mondo dove si muoveva l'uomo sul finire del Paleolitico assieme all'orso delle caverne, il camoscio alpino, la marmotta e specie visibili ancora oggi (come daini, cervi, cinghiali, comunque tutti reintrodotti successivamente perché scomparsi).



La Valle del Sestaione è uno dei rarissimi luoghi dell'Appennino settentrionale dove ancora è possibile vedere tracce di quella "era glaciale", sia nella flora che sulle rocce affioranti, nonché nella conformazione del paesaggio.

Partendo dall'Orto Botanico Forestale dell'Abetone (aperto durante la stagione estiva), si arriva alla fine della strada provinciale 20 e ci si inoltra lungo il sentiero CAI 104.
Il primo tratto è interessante dal punto di vista naturalistico in quanto è subito visibile la presenza di Abete rosso, una piante tipicamente alpina ma che qui è rimasta grazie a un microclima favorevole (studi dell'Università di Firenze hanno evidenziato la sua presenza nella valle già 18000 anni fa, in pieno periodo glaciale). In aree molte localizzate, caratterizzate dalla presenza di acqua tutto l'anno e riparate dal sole (si parla di fazzoletti di pochi metri quadrati) invece è possibile osservare ancora una flora tipicamente alpina, praticamente sconosciuta a queste latitudini, come la Pinguicula Vulgaris e alcuni tipi di genzianacee.


Salendo, il bosco di faggio lascia gradualmente lo spazio al mirtillo, tipico di ambiente di brughiera. Si arriva quindi alla quota limite della vegetazione aperta, poco sopra i 1700 metri sul livello del mare. Si raggiunge quindi il Lago Nero, chiamato così dal colore scuro del suo fondale, caratterizzato da argille ricche di minerali ferrosi. 


Già alla prima occhiata ci accorgiamo di trovarci davanti a una specie di anfiteatro; i rilievi costituiti esclusivamente di arenaria Macigno, tipica di questa parte di Appennino, assumono una conformazione che tende a racchiudere il lago e l'area circostante in un abbraccio. Quello che vediamo è comunemente chiamato "circo glaciale", è la zona accumulo principale dell'antico ghiacciaio che fino a circa 10 000 anni fa occupava la zona. Il lago Nero infatti non è altro che la zona di massimo effetto erosivo del ghiacciaio che molto lentamente avanzava verso il fondo valle sotto forma di lingue di ghiaccio. Nella zona se ne contano almeno tre. 


La "prova regina", ovvero la testimonianza principale dell'esistenza di un antico ghiacciaio, la si ha scendendo lungo la sponda del lago che dà verso il rifugio del Cai: una roccia levigata su cui compaiono numerose lineazioni orizzontali e parallele. Questo è il segno dei sedimenti trascinati dal ghiacciaio verso valle, che hanno inciso profondamente la roccia sottostante e che millenni di piogge ed erosione non sono ancora riusciti a cancellare.


Infine, vi suggerisco di continuare il sentiero che passa sopra il lago fino al Passo Fariola, fra la Valle del Sestaione e la Val di Luce. A parte l'orrore degli impianti sciistici, avrete la possibilità di vedere, se la giornata lo consente, le Alpi all'orizzonte. Quasi trenta milioni di anni fa, da laggiù arrivavano attraverso frane sottomarine i sedimenti che, diventati roccia, adesso formano parte dell'Appennino Settentrionale, in primis proprio le rocce che vediamo oggi in questo GeoTrip, le arenarie dette del Macigno.

Se avete ancora un poco di tempo, vi consiglio di continuare per arrivare al Lago Piatto per godere del panorama.



In aggiunta, un video improvvisato che non ha alcuna pretesa se non quella di far vedere le bellezze della zona.

martedì 7 aprile 2015

GeoTrip #5/2: Geologia di Lanzarote

Lanzarote è l'isola più settentrionale e vicina al continente africano di tutto l'arcipelago delle Canarie.
Geologicamente nasce nel Miocene con le prime rocce datate a circa 20 milioni di anni (leggi QUI le ipotesi su come si siano formate le Canarie); la sua storia geologica può essere suddivisa in quattro fasi principali:

PRIMA FASE
Durata fino a circa 5 milioni di anni fa, vede emergere l'isola in due punti che sono il massiccio di Famara a Nord e il massiccio di Los Ajaches a Sud.

Qui siamo nella zona a nord dell'isola, presso il Mirador del Rio.


SECONDA FASE
Fra i 5 e i 2 milioni di anni, le due parti emerse dell'isola si uniscono e si formano nuovi vulcani, fra i quali Guanapay ed El Cuchillo, aumentando la superficie dell'isola.

TERZA FASE
Dai 2 milioni di anni sull'isola si sviluppa una serie di edifici vulcanici allineati in direzione SW-NE che caratterizzano tutta la parte centrale dell'isola. Nei periodi glaciali Lanzarote era unita a Fuerteventura, in quanto facenti parte della stessa base vulcanica e attualmente separate da un braccio di mare profondo appena 40 metri.

Plateau basaltico nella zona centrale di Lanzarote, fra Tiagua e Mozaga.


QUARTA FASE
Fra 7000 e 5000 anni fa nel nord dell'isola si sviluppano una serie di vulcani allineati che formano quella che attualmente è chiamata Malpais de la Corona; la lava eruttata si è diretta verso il mare e ha percorso diversi chilometri attraverso dei condotti vulcanici, alcuni dei quali sono visitabili ancora oggi come Cueva de Los Verdes e Jameos del Agua.

Cueva de Los Verdes, qui la colata basaltica è arrivata fino al mare.

L'ERUZIONE STORICA DEL TIMANFAYA

Fra il 1730 ed il 1736 una nuova eruzione ha pesantemente condizionato la morfologia del territorio di Lanzarote e della vita dei suoi abitanti. Una frattura nella crosta ha permesso la fuoriuscita di enormi quantità di lava e la formazione di un nuovo vulcano. Le lunghe colate di basalto si sono rivolte sia verso il mare a NW che nella pianura centrale dell'isola a SE; con il passare degli anni il centro eruttivo si è spostato verso est, mentre l'ultima fase di colata lavica si è avuta ad ovest con l'apertura di una frattura che ha minacciato persino Arrecife, sulla costa orientale.

L'ingresso turistico per fare il tour dell'area vulcanica del Timanfaya

Le tipiche lave a corda, dette "Pahoehoe" che circondano tutta l'area

Las Montañas del Fuego

L'erosione eolica e le seppur rare piogge autunnali hanno modellato più marcatamente i vulcani della prima fase, mentre i successivi sono ancora ben visibili.

Panorama della costa occidentale, vicino a Los Hervideros



martedì 17 marzo 2015

GeoTrip #5/1: Geologia di Fuerteventura

Percorrendo le strade e i sentieri di Fuerteventura, ci si accorge in breve tempo che tutta l'isola risponde a tre momenti principali. Si possono notare un complesso di base, una fase di vulcanismo subaereo e quello che viene chiamato vulcanismo recente.

>>Leggi il primo articolo su questo #GeoTrip!<<

COMPLESSO DI BASE
Troviamo quello che era il fondo oceanico di diverse decine di milioni di anni fa. Secondo diverse teorie che propongono sia una fase di espansione legata all'apertura dell'Oceano Atlantico, sia una fase di compressione legata allo scontro fra placca africana ed euroasiatica, sia un alternarsi di tutte e due le fasi, circa 70 milioni di anni fa sotto il fondo dell'oceano si formò una camera magmatica che provocò una lunga eruzione sottomarina. La tettonica ha portato in superficie quello che allora era sott'acqua, ovvero le caratteristiche colate di basalto sottomarino chiamate pillow lavas e il complesso della camera magmatica ormai solidificato, formato da gabbri e sieniti.

Complesso di base osservabile nei dintorni di Betancuria. Qui è visibile la siente.

VULCANISMO SUBAEREO
L'attività vulcanica sottomarina è continuata fino a quando, circa 20 milioni di anni fa, sono emersi i primi vulcani che sono andati a formare quella che oggi è Fuerteventura. A La Oliva si ritiene vi sia il primo vulcano che ha dato origine a tutta l'isola anche se i geologi dicono che dei tre edifici vulcanici questo (edificio del nord) sia il più recente, anticipato dall'edificio di Jandìa nel sud e ancora prima dall'edificio centrale, nel cuore di Fuerte (Betancuria e Ajuy).
Questi tre edifici vulcanici sono i maggiori artefici della costruzione dell'intera isola, attraverso l'emissione massiva di una grande quantità di materiale lavico per 10 milioni di anni. Purtroppo antichi e potenti terremoti hanno demolito gran parte di questi edifici, mettendone in luce l'interno.

L'edificio vulcanico di Jandìa, nel sud di Fuerteventura

VULCANISMO RECENTE
Dopo un periodo di relativa calma, circa 5 milioni di anni fa si hanno nuove eruzioni però a carattere puntuale. Ad esempio al nord abbiamo il Vulcano de Arena, vicino a Lajares; i vulcani Malpaìs Grande e Piccolo, fra Tuineje e Pozo Negro, lungo costa est; il vulcano di Gairìa vicino a Tiscamanita, nella zona centrale.

L'attività vulcanica recente è visibile in buona parte della costa occidentale. Alla base affiornao le colate basaltiche degli ultimi 5 milioni di anni, seppelliti da alluvioni dovuti a fenomeni erosivi e infine da depositi di spiaggia antica.

Attualmente la morfologia di Fuerteventura risente dei milioni di anni di erosione sia eolica che dovuta ai seppur scarsi giorni di pioggia (piove circa 100 mm di pioggia in un anno). Il punto più alto è il Pico de la Zarza (807 m slm), situato in quello che resta del grande edificio vulcanico di Jandìa, nel sud del paese; i rilievi più impervi si trovano nella zona centrale intorno a Betancuria, mentre nel resto dell'isola sono visibili numerose valli, larghe ma poco profonde.

Panoramica del paesaggio attuale di Fuerteventura. In lontananza il Tindaya, la montagna sacra per gli abitanti dell'isola.

domenica 1 marzo 2015

GeoTrip #5 Fuerteventura e i vulcani delle Canarie

Questa volta voglio proporvi un nuovo Geotrip in modo diverso, prima di essere stato compiuto e raccontato. Stavolta si va all'estero, precisamente a Fuerteventura, nell'arcipelago delle isole Canarie. Questo sarà un esperimento per scrivere e farvi seguire il nostro viaggio in diretta, giorno per giorno, attraverso il mio account di Twitter. Sperimenteremo la creazione di un diario giorno per giorno, salvo poi aggiornare questo post in un riassunto... Seguitemi attraverso l'hashtag #ultimaorma e #geotripfuerte...

Leggi La geologia di Fuerteventura e La geologia di Lanzarote!


Panorama di Fuerteventura - Fonte: Panoriamo

Geologia delle Canarie


Le Canarie sono un gruppo di sette isole principali di origine vulcanica (Lanzarote, Fuerteventura, Gran Canaria, Tenerife, El Hierro, La Gomera e La Palma). Si trovano sul margine occidentale della placca Africana e sono costituite essenzialmente da crosta oceanica.

La nascita delle isole Canarie non è stata ancora definita con certezza, vi sono alcune ipotesi che comunque non sono convincenti:

Una prima ipotesi vede l'attività vulcanica iniziare in una zona di debolezza in cui il magma può formarsi per decompressione, identificata in una probabile faglia regionale che unisce le isole ai Monti Atlanti sul continente. Una seconda ipotesi vede una tettonica compressiva (siamo in una zona di transizione fra crosta oceanica e continentale) che ha permesso la formazione e la risalita di diversi blocchi di crosta, quindi fasi di rilassamento in cui il magma si è formato ed è fuoriuscito. Una terza ipotesi prevede la presenza di un hot-spot e quindi di un pennacchio di mantello che risale dal profondo, producendo lo stesso effetto visibile alle isole Hawaii. Un'ultima ipotesi (sembra la più accreditata) invece prende in considerazione una tettonica distensiva con formazione di un cosiddetto "punto aulacogeno" ovvero di una zona sottoposta a estensione in cui la crosta tende a strapparsi lungo tre fratture a stella. Solitamente due delle tre fratture evolvono in una frattura unica, abortendo la terza in un rift. Alle Canarie le due fratture che si sono unite hanno dato origine all'Oceano Atlantico con la separazione dell'Africa delle Americhe; il rift abortito parte quindi dalle Canarie, si dirige verso i monti del Grande Atlante e prosegue verso il Mediterraneo e la penisola iberica.




Come succede spesso, la verità è talmente complessa che alla fine si pensa che tutte le ipotesi siano vere, in quanto facenti parte di un sistema che si è trasformato nel tempo e che possa spiegare la risalita del mantello, le fasi compressive e distensive, disponendole lungo la linea del tempo.

Siamo pronti a partire!
















venerdì 8 agosto 2014

Geologia di un padre (e buone ferie)

Come quelli che possono (e con un pensiero di solidarietà per tutti quelli che non possono), mi concedo un periodo di ferie e, alzata la schiena dai libri di geologia come scienza, mi lascerò accompagnare da un libro in cui la geologia fa da background in un racconto molto personale ed intimo.

Un libro in cui, come un geologo osserva la Terra in profondità e dà un senso ad ogni singolo strato, l'autore ricorda il padre in tanti capitoli quanti sono stati gli anni della sua vita attraverso i suoi occhi di figlio, ricordi comunque slegati cronologicamente ma che testimoniano il suo passato, la sua storia precedente: senza un prima non ci sarebbe un dopo e il libro prende vita dopo la morte del genitore, magari per comprendere più a fondo anche se stessi, che dopo di lui ci siamo noi, che ne portiamo i caratteri e li riproponiamo alle generazioni future. 

Nelle Scienze della Terra il trasmettere i caratteri dai genitori ai figli, i cicli di morte e nascita degli organismi tramite lo scambio di energia e di chimica, gli eventi del passato che si ripercuotono sul presente e il ritorno sistematico di certi fenomeni, sono ben conosciuti e metaforicamente li possiamo rivedere in questo racconto.


sabato 26 luglio 2014

Stromboli Diary - Capitolo 2


Il mare, trasparente e cristallino come il più puro degli zaffiri, si trasforma avvicinandosi a Stromboli: l'acqua si fa più scura, sembra addensarsi e diventare opaca, assumendo il colore del blu oltremare ricavato dai minerali con inclusioni di zolfo, l'elemento del fuoco che arde dentro il ventre dell'isola.
Il fondale ricoperto delle lave eruttate dal vulcano rende l'acqua innaturale come se navigassi in un mare di vernice, tanto è scuro da assorbire i raggi del sole e annullarne i riflessi...
Comunque questo non mi distrae dall'ammirare le case bianchissime che si accalcano lungo la costa e che risaltano fra il nero delle spiagge e il verde della vegetazione che le circonda.



Lascio la barca ormeggiata al piccolo porto e dopo essermi caricato dei bagagli, inizio a incamminarmi fra le piccole strade del paese che rapidamente si srotolano come nastri grigi fra i primi dislivelli dell'isola, ingraziosite da molti fiori colorati in piccole aiuole e che si affacciano dai muretti dei giardini, che contagiano l'aria dei profumi del gelsomino e di mille altre fragranze.

La mia meta però si trova oltre il paese, dove il sentiero scappa dietro la Chiesa di San Vincenzo e si lancia dritta verso l'interno, prima di inerpicarsi fra la fitta vegetazione.



Il sole è appena sceso dietro il vulcano e allenta la morsa di caldo che in questi primi giorni di estate mi ha messo a dura prova; risalendo il sentiero che porta i turisti ad ammirare le eruzioni, un diverticolo poco battuto parte sulla sinistra, semicoperto dalle sterpaglie. Il suolo è morbido, fine, incoerente, tanto che i miei passi riescono ad alzare una nuvola di polvere che ostacola la respirazione. I passi si fanno corti, un piede avanza sull'altro di pochi centimetri per risparmiare energia, lo zaino da escursione sulle spalle e un altro più piccolo davanti si fanno sentire in questa salita e nemmeno un filo di vento per asciugare il sudore, l'unico rumore che riesco a sentire è quello del mio respiro.... Anzi no, nell'aria si espande un rombo grave, profondo e ovattato: il vulcano mi ha ricordato ancora che è lui a guidare la vita di chi abita ai suoi piedi.


Ed eccomi di fronte alla mia tappa a circa duecento metri di altitudine. Il bianco spunta come una macchia nella fitta vegetazione, da vedere e goderselo come un miraggio nel deserto; con uno scricchiolio degno dei più classici film horror apro il cancelletto d'ingresso dell'Osservatorio e scarico immediatamente tutto il mio carico sul pavimento a cemento vivo della terrazza esterna, ancora rovente dal sole che l'ha illuminata dall'alba fino a pochi minuti prima. 

Mi volgo verso est e chiudo gli occhi, faccio un respiro profondo e tutti gli odori della macchia mediterranea risalgono fino al cuore; infine un ultimo sguardo all'orizzonte e posso dire di essere felice.


mercoledì 2 luglio 2014

GeoTrip #4/2 - Vulcano, la fucina di Efesto

Dopo la prima parte sul GeoTrip a Stromboli e la sua storia geologica, mi voglio soffermare su un'altra isola dell'arcipelago delle Eolie, Vulcano. Prende il nome dalla versione latina di Efesto, il dio del fuoco e della metallurgia; su questa isola i Greci vi trovarono i segni di una delle sue fucine dove forgiava manufatti famosi per la loro perfezione; nel V secolo avanti Cristo, Vulcano veniva descritta come "fumante di giorno e fiammeggiante di notte".

Come detto per Stromboli anche Vulcano (assieme a Lipari e le altre isole minori) fa parte di un arco vulcanico legato alla subduzione della crosta oceanica del Mar Ionio sotto la Calabria e il Mar Tirreno il quale, da una ventina di milioni di anni a questa parte, si sta distendendo verso sudest.

Schema tettonico della crosta oceanica ionica che subduce nel mantello terrestre,
proprio in corrispondenza delle isole Eolie.

A differenza di Stromboli, non c'è attività eruttiva in corso ma sul cratere è possibile osservare le fumarole, aperture nel terreno caratterizzate da una deposizione di color giallo dovuto allo zolfo, dove escono con temperature di diverse centinaia di gradi Celsius gas acidi quali acido solforico, anidride carbonica e monossido di carbonio per i quali sconsiglio di starci troppo a contatto e magari attraversarli come fanno molti turisti, esiste il rischio concreto di poter avere un malore, specialmente chi soffre di asma. 

Particolare di fumarola. Il colore giallo è dovuto alla deposizione di Zolfo.

Particolare di una bomba scagliata durante una eruzione con la cosiddetta fratturazione "a crosta di pane",
dovuta dalla differente velocità di raffreddamento fra la superficie e l'interno.

Seguendo il sentiero che parte dalla SP 178 e che porta fin sull'orlo del cratere girandovi attorno, è possibile ammirare il paesaggio che solo queste isole sanno offrire: la vista delle isole vicine come Salina, Filicudi, Lipari e più in lontananza Panarea e Stromboli, ripagano di una salita affrontata sotto il sole, su un terreno sciolto con pendenze molto ripide e se volgete lo sguardo verso sud, potrete scorgere l'Etna all'orizzonte.

Le isole Eolie (in lontananza Panarea e Strombli) viste dalla sommità del cratere di Vulcano


L'Etna all'orizzonte, visto dal lato sud del cratere di Vulcano.

L'attività delle fumarole si vede anche in mare: in una delle due spiagge che fanno parte dell'istmo che collega Vulcano a Vulcanello e chiamata appunto Spiaggia delle Fumarole (l'altra è detta delle Spiagge Nere e personalmente è più bella), è possibile ammirare i gas che escono dal fondo del mare e fanno gorgogliare l'acqua ma con temperature molto più basse: anche qui è pericoloso avvicinarsi soprattutto se si hanno difficoltà respiratorie, l'anidride carbonica è inodore, incolore ed è più pesante dell'aria e tende a rimanere sopra la superficie del mare, potreste essere colti da uno svenimento, quindi finire sott'acqua e rischiare più del dovuto! Inoltre i gas sono acidi e attaccano tutti gli oggetti metallici che potremmo indossare che non siano d'oro, sciupandoli. Toglierseli prima di entrare in acqua, quindi.

Effetto dei gas vulcanici che risalgono in mare.



Il Castello dell'inglese

Curiosa è la storia di James Stevenson che su Vulcano aveva aperto un'attività di estrazione dello zolfo alla fine dell'800. Pochi anni più tardi, un'eruzione di cui esistono testimonianze fotografiche, fece scappare a gambe levate il titolare e tutti gli addetti lasciando l'azienda da un momento all'altro e senza farvi più ritorno. La casa di Stevenson, chiamata adesso Castello dell'inglese, è l'abitazione più vecchia dell'isola.


Un appunto per chi fosse tentato da voler fare un bagno nella pozza dei fanghi che si trova vicino al porto: nonostante la passino come un'attività curativa e a pagamento, nutro qualche dubbio sulla effettiva salubrità di una ex vasca di decantazione di una miniera. Non essendoci però studi in merito, ognuno faccia tranquillamente la propria scelta consapevole.



Storia geologica di Vulcano

Il vulcano principale si trova a un'altitudine di circa 400 m, con il cratere che arriva fino quasi a 600 m, escludendo altri 1000 m che si trovano sotto il livello del mare.

Vulcano nasce geologicamente poco più di 100 mila anni fa, inizialmente con lave di tipo hawaiiano per poi diventare un vulcano con eruzioni ben più consistenti. Vengono riconosciuti diversi "periodi" di attività, alternati da fasi di quiescenza come in questo ma ad 80-100, 15-14, 8 e 5 mila anni fa, una serie di eruzioni con formazione e collassi di caldere hanno dato la conformazione attuale al vulcano.

Nel 183 d.C. secondo fonti storiche, si sarebbe formato quello che viane chiamato Vulcanello, una piccola isola a nordest del vulcano principale e collegato ad esso tramite un istmo.

L'ultimo momento di crisi di Vulcano è terminata nel 1995 quando le temperature delle fumarole aumentarono vertiginosamente, facendo temere il peggio per gli abitanti.

Rimangono molto singolari le descrizioni che ci ha lasciato Giuseppe Mercalli sulle eruzioni di Vulcano che comunque rappresentano una testimonianza diretta e una cronologia delle eruzioni di epoca storica.


mercoledì 11 giugno 2014

Stromboli Diary - Capitolo 1

Solo il rumore dello scafo che strappa la pelle di questo mare piatto e la squarcia, ferendola nella sua calma assoluta, mi accompagna mentre attraverso l'infinità del Mare Tirreno, questo mare blu su cui hanno navigato per millenni molti altri uomini in cerca di avventura, per soldi, per fame, in pace e in guerra. La brezza smorza il calore del sole di giugno e mi permette di respirare tutto quanto c'è di buono nell'aria da sopra il ponte della barca.

In lontananza, Stromboli.


Nei giorni scorsi è stato apparentemente calmo, addormentato direi. Non ha mai dato un segno della sua presenza, riaffermato il suo predominio sulle altre isole che abitano vicino a lui, "Iddu".
Poco fa invece le prime avvisaglie, una piccola colonna di cenere si è alzata nella foschia... Ho voluto interpretarlo come un saluto benevolo del padrone di questo mare a cui si affidavano gli antichi navigatori per orientarsi nella notte, ammirando le luci rossastre che illuminavano le notti già di duemila anni fa.


Il sole è ancora alto nel cielo e quindi posso permettermi di deviare dalla rotta per avvicinarmi alle piccole isole che, quasi come servitori, stanno a debita distanza dal loro padrone. Anch'esse testimoni di un passato turbolento, fatto di altri vulcani ormai estinti ed erosi, adesso mettono in mostra il loro glorioso passato: scogliere a picco sul mare, dove posso ammirare gli antichi fianchi cresciuti nel corso dei millenni, eruzione dopo eruzione con bombe, lapilli e cenere scagliati in aria dalle esplosioni che testimoniavano la loro presenza, la loro vita, chissà quanto tempo fa; gli antichi condotti dove il nostro mondo era connesso con le profondità della Terra dove il magma ribolle e si agita prima di attraversare la porta verso il nostro mondo.


Fra queste piccole isole, ormai tombe e lapidi di questi antichi vulcani, scorgo qualcosa che mi incuriosisce: in questo apparente mondo di morte, un segnale di vita arriva dal fondo del mare, increspature circolari sulla superficie e un flusso di bolle che risale con forza, rilasciando in aria il caratteristico, inconfondibile ed acre odore di zolfo, l'elemento del Fuoco.



C'è ancora fuoco sotto queste immobili isole come la brace sotto la cenere, un avvertimento su cui riflettere: quello che vediamo in apparenza non è come sembra, quello che sembra invisibile in realtà non lo è; la verità non si mostra così facilmente, solo chi ha testa e cuore riesce a vederla, gli altri rimangono incantati sotto un velo di bugia.

Un sussulto nell'aria, un ruggito sordo e profondo riecheggia improvvisamente: Iddu mi ridesta e richiama con i suoi segnali, sbuffi di cenere sempre più ravvicinati... Che si stia risvegliando?  

Giro il timone e punto dritto verso di lui.

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