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martedì 10 novembre 2015

Inizia una nuova avventura

Un seme è stato piantato, adesso bisogna farlo germogliare. 

Scrivo questa nota per presentare a tutti un nuovo progetto su cui mi sto spendendo personalmente: sta per aprire una nuova associazione che ha come finalità la diffusione di un diverso modo di vedere l’ambiente e la natura che ci sta intorno. Dalla mia esperienza personale, mi sono reso conto di quanto ci sia bisogno e fame di sapere più approfonditamente riguardo gli eventi naturali che ormai quasi quotidianamente ci colpiscono. Con questo animo intendo cercare di fare divulgazione anche a chi non sa niente di geologia. Conoscere come siamo arrivati sin qui, lungo i quattro miliardi e mezzo di storia del nostro pianeta, imparando dagli eventi del passato e comprendere come la natura reagisca alle nostre azioni di oggi. Riuscire a dare il giusto peso a termini ormai abusati come “riscaldamento globale”, “rischio sismico”, “dissesto idrogeologico”. Informare perché ognuno possa capire perché non possiamo costruire come e dove vogliamo, non possiamo consumare le risorse quanto vogliamo, non possiamo piegare la natura al nostro volere; piuttosto dobbiamo conoscerla e trovare il giusto compromesso per vivere meglio.

Principalmente ci saranno escursioni ed esplorazioni ma spero anche conferenze, laboratori... Sto creando uno spazio libero sia per chiunque abbia voglia di apprendere che per chi abbia voglia di contribuire con la propria conoscenza. Tutti sono i benvenuti.

Per qualunque informazione contattatemi pure tramite messaggio privato.



Da dove nasce questo progetto?

Scelsi geologia leggendo la lista dei corsi sulla guida dello studente. Mi erano sempre piaciute le scienze naturali, specialmente i terremoti e i vulcani. Mi riaffacciavo dopo dodici anni nel mondo della scuola e sapere che a parte matematica, chimica e fisica, tutti gli altri corsi sarebbero stati nuovi anche per dei freschi liceali, mi aveva dato la spinta a iscrivermi, realizzando un sogno che coltivavo da diversi anni.

Da allora vedo il mondo con occhi diversi: quella “deformazione mentale” e quel “sentimento geologico” che mi hanno fatto sorridere quando li ho sentiti pronunciare dai docenti durante le lezioni, si sono letteralmente impossessati di me. Luoghi e angoli di mondo, anche i più comuni, visti e rivisti decine e centinaia di volte durante la mia vita, mi appaiono oggi assieme alla loro storia e le trasformazioni che la natura ha operato perché adesso io possa riconoscere la ragione della loro esistenza.

Quando si comprende il perché di una cosa, automaticamente nasce il desiderio di conoscerla più a fondo e di preservarla, magari migliorarla, abbellirla e celebrarla. Questo mi ha spinto a confrontarmi con altri colleghi che, come me, sono stati rapiti da quel mistero che sta scritto in ogni roccia e che può essere svelato solo da chi ne comprende la vera natura. Ho chiesto loro se fossero stati interessati a continuare quel viaggio iniziato insieme, facendolo uscire dai laboratori universitari e dagli studi professionali, portandolo fra la gente che ancora non presta abbastanza attenzione a ciò che gli succede intorno.

Adesso eccomi qui, assieme a un piccolo gruppo di amici, pronto per iniziare questa nuova avventura.


martedì 3 novembre 2015

GeoTrip #6: La Valle del Sestaione e i segni della glaciazione

Al confine fra Toscana ed Emilia Romagna c'è una piccola valle che, quasi unica nel suo genere, ha conservato durante i millenni la testimonianza di un antico passato, quando i ghiacciai perenni opprimevano le Alpi e anche sull'Appennino Settentrionale lingue di ghiaccio scendevano dai rilievi più alti e modellavano il paesaggio. Un mondo dove si muoveva l'uomo sul finire del Paleolitico assieme all'orso delle caverne, il camoscio alpino, la marmotta e specie visibili ancora oggi (come daini, cervi, cinghiali, comunque tutti reintrodotti successivamente perché scomparsi).



La Valle del Sestaione è uno dei rarissimi luoghi dell'Appennino settentrionale dove ancora è possibile vedere tracce di quella "era glaciale", sia nella flora che sulle rocce affioranti, nonché nella conformazione del paesaggio.

Partendo dall'Orto Botanico Forestale dell'Abetone (aperto durante la stagione estiva), si arriva alla fine della strada provinciale 20 e ci si inoltra lungo il sentiero CAI 104.
Il primo tratto è interessante dal punto di vista naturalistico in quanto è subito visibile la presenza di Abete rosso, una piante tipicamente alpina ma che qui è rimasta grazie a un microclima favorevole (studi dell'Università di Firenze hanno evidenziato la sua presenza nella valle già 18000 anni fa, in pieno periodo glaciale). In aree molte localizzate, caratterizzate dalla presenza di acqua tutto l'anno e riparate dal sole (si parla di fazzoletti di pochi metri quadrati) invece è possibile osservare ancora una flora tipicamente alpina, praticamente sconosciuta a queste latitudini, come la Pinguicula Vulgaris e alcuni tipi di genzianacee.


Salendo, il bosco di faggio lascia gradualmente lo spazio al mirtillo, tipico di ambiente di brughiera. Si arriva quindi alla quota limite della vegetazione aperta, poco sopra i 1700 metri sul livello del mare. Si raggiunge quindi il Lago Nero, chiamato così dal colore scuro del suo fondale, caratterizzato da argille ricche di minerali ferrosi. 


Già alla prima occhiata ci accorgiamo di trovarci davanti a una specie di anfiteatro; i rilievi costituiti esclusivamente di arenaria Macigno, tipica di questa parte di Appennino, assumono una conformazione che tende a racchiudere il lago e l'area circostante in un abbraccio. Quello che vediamo è comunemente chiamato "circo glaciale", è la zona accumulo principale dell'antico ghiacciaio che fino a circa 10 000 anni fa occupava la zona. Il lago Nero infatti non è altro che la zona di massimo effetto erosivo del ghiacciaio che molto lentamente avanzava verso il fondo valle sotto forma di lingue di ghiaccio. Nella zona se ne contano almeno tre. 


La "prova regina", ovvero la testimonianza principale dell'esistenza di un antico ghiacciaio, la si ha scendendo lungo la sponda del lago che dà verso il rifugio del Cai: una roccia levigata su cui compaiono numerose lineazioni orizzontali e parallele. Questo è il segno dei sedimenti trascinati dal ghiacciaio verso valle, che hanno inciso profondamente la roccia sottostante e che millenni di piogge ed erosione non sono ancora riusciti a cancellare.


Infine, vi suggerisco di continuare il sentiero che passa sopra il lago fino al Passo Fariola, fra la Valle del Sestaione e la Val di Luce. A parte l'orrore degli impianti sciistici, avrete la possibilità di vedere, se la giornata lo consente, le Alpi all'orizzonte. Quasi trenta milioni di anni fa, da laggiù arrivavano attraverso frane sottomarine i sedimenti che, diventati roccia, adesso formano parte dell'Appennino Settentrionale, in primis proprio le rocce che vediamo oggi in questo GeoTrip, le arenarie dette del Macigno.

Se avete ancora un poco di tempo, vi consiglio di continuare per arrivare al Lago Piatto per godere del panorama.



In aggiunta, un video improvvisato che non ha alcuna pretesa se non quella di far vedere le bellezze della zona.

martedì 20 ottobre 2015

Settimana della Terra 2015

Come ogni anno torna la Settimana della Terra, stavolta dal 18 al 25 ottobre, che promuove la conoscenza del nostro patrimonio naturale che va dalle montagne e i ghiacciai ai fiumi, alle coste fino ai vulcani.



In questa settimana sono previste numerose iniziative sparse in tutto il territorio che riguardano escursioni, conferenze, laboratori didattici, workshop e tutto ciò che possa promuovere una sensibilità ambientale e scoprire meraviglie che agri abbiamo a due passi da casa.

L'iniziativa vuole inoltre avvicinare i giovani alla scienza, poiché la natura è la sintesi di tutte le discipline scientifiche; in essa ritroviamo matematica, fisica, chimica, biologia, geologia e molto altro.


lunedì 1 settembre 2014

Sliding Rocks, svelato il mistero delle pietre che camminano.

All'interno della Death Valley, sul fondo piatto e arido del lago di Racetrack Playa, si possono osservare diverse rocce, pesanti anche centinaia di chili, che pare percorrano diversi metri lasciando lunghi solchi inspiegabili fino ad ora, scientificamente. Niente anomalie magnetiche o centri energetici di qualunque tipo, solo vento e ghiaccio. L'azione di queste due forze naturali era già stata individuata ma ignoto era il meccanismo con cui agissero per provocare questo fenomeno unico al mondo. 

Le famose sliding rocks.
Fonte: Di Pandat at de.wikipedia, da Wikimedia Commons


Il Luogo, il lago Racetrack Playa

E' un lago lungo circa 4 km e largo 2 km perfettamente piatto, la cui superficie è composta essenzialmente da argilla e limo. Il clima generalmente arido rende il fondo intensamente fratturato; infatti le argille si espandono e si contraggono secondo la quantità di acqua che assorbono e nei climi aridi ma occasionalmente interessati da piogge si possono formare quelli che vengono chiamati mud cracks. Quello che si nota è che in occasione di piogge la superficie del lago si ricopre di un sottile strato di acqua che si trasforma in fango, che in ogni caso non riesce a ricoprire interamente le sliding rocks; questa è la chiave di lettura per spiegare il mistero.





La ricerca

Presentata su PLOS ONE, si è sostanzialmente basata sulla misurazione degli spostamenti dei massi e delle condizioni atmosferiche nel momento in cui questo fenomeno si verifica.

E' stato osservato che il fenomeno si verifica quando il fondo del lago è ricoperto da uno strato di acqua tale da poter ghiacciare (nella stagione invernale avvengono la quasi totalità degli spostamenti) ma non tale da ricoprire i massi per intero; quando la temperatura torna alta abbastanza da rompere il ghiaccio in numerose lastre, queste si spostano assieme al masso inglobato scivolando su una pellicola di acqua sottostante, sospinte da un vento che non deve necessariamente essere forte come si pensava un tempo, sono sufficienti 16 km/h. I massi, a contatto con la terra, lasciano sulla superficie del suolo i famosi solchi che li hanno resi celebri in tutto il mondo.






giovedì 13 febbraio 2014

La Disciplina della Terra

"Me ne stavo qui, con gli occhiali al soffitto a innamorarmi dei colori delle cose ma desiderare non basta, da così lontano non basta. Ora ho un contratto con gli angeli e ti ritrovo di sicuro, vita, in qualche mese d'agosto accecante o in un tempo meno illuso che vuoi tu.

Perché la vita non va così, è la disciplina della Terra."

Ivano Fossati
Atacama - da Wikimedia.org

2009. In un attimo ho cambiato direzione alla mia vita, che stava percorrendo da molti anni la stessa strada, senza deviazioni; la voglia di cambiamento era già nell'aria da molti anni ma la sicurezza, la comodità, il pigro lasciarsi trascinare avanti per giorni, mesi, anni, mi ha sempre fatto rimandare questa scelta: cercare un cammino più emozionante e appagante.
Ho trovato una strada non certo sicura, non certo tranquilla, non certo semplice; sono passati cinque anni e forse solo adesso posso dire di riuscire a dare un senso a questo sentiero che sto percorrendo: lentamente la nebbia si dirada e vedo ciò che vorrei raggiungere o meglio, il percorso che vorrei seguire. 

La geologia è stata una rivelazione: scelta sulla carta, non ho mai dubitato un istante di averla fatta, trovandomi a riconoscere di aver avuto una vera e propria folgorazione per questa disciplina, la disciplina della Terra.

Una disciplina che non contempla solo il nome che la definisce ma anche acqua, aria, fuoco... Con un elemento in più: il tempo. Il quinto elemento della materia fa la differenza tra la geologia e tutte le altre discipline; un elemento che è nello stesso istante lento e veloce, che può essere circolare e lineare insieme, relativo ed assoluto.

Di geologia scriverò in questo blog, legata in qualche caso ad un'altra passione che non mi ha mai abbandonato nella vita: il viaggio, che può essere sia una meta lontana, magari esotica, oppure una camminata fuori l'uscio di casa. Se c'è una cosa che la geologia mi ha insegnato è che qualunque luogo, il più insignificante dei sassi ma anche una qualsiasi manciata di polverosa terra che potremmo prendere a caso fra le mani, hanno dentro di sé una storia meravigliosa fatta di milioni di anni, forze immense che si sono scontrate, energia...  acqua, fuoco, aria e chiaramente, terra.