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martedì 7 novembre 2017

Il buco dell'ozono si sta riducendo

Gli scienziati della NASA hanno affermato che il buco nello strato di ozono protettivo si sta riducendo, raggiungendo circa 20 milioni di chilometri quadrati in questo 2017; circa 1,6 milioni di chilometri quadrati in meno rispetto allo scorso anno. 

Il riscaldamento della stratosfera, iniziato nel 2016, ha favorito il ridimensionamento poiché l'aria più calda ha contribuito a eliminare sostanze come il cloro e il bromo che dissolvono strato di ozono.

"Il clima in Antartide è più sensibile ed ha manifestato temperature più calde che hanno rallentato la perdita di ozono", ha dichiarato Paul A. Newman, scienziato del Centro NASA nel Maryland.

La notizia arriva subito dopo il trentesimo anniversario della scoperta del celebre "buco dell'ozono", che ha portato al Protocollo di Montreal del 1987: un accordo internazionale importante che ha portato grandi sforzi globali per eliminare l'uso di sostanze chimiche nocive.

Il deterioramento dello strato di ozono si è verificato prevalentemente sull'Antartide ed è diventato una causa particolare di preoccupazione per coloro che vivono nell'emisfero meridionale: L'ozono, un gas incolore, protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette dannose che potrebbero causare un aumento dei tassi di carcinoma della pelle e delle cataratte, oltre che disturbare la crescita delle piante.

Già negli anni '70 gli scienziati avevano scoperto che i clorofluorocarburi stavano distruggendo lo strato di ozono sopra l'Antartide. Solo dalla metà degli anni '80, il buco dell'ozono è diventato un tema mondiale, seguito e sostenuto da molte persone che si sono battute per arrestare la sua crescita.

La paura di problemi di salute legati alle maggiori radiazioni solari, ha convinto 24 nazioni a firmare il protocollo di Montreal. Quel numero è salito oggi a 197 .

E' stato un raro traguardo scientifico, dicono gli scienziati, perché è successo esattamente quello che doveva succedere: riuscire ad ottenere un'azione che prevedesse la riduzione del buco nello strato di ozono. I risultati di oggi mostrano che il mondo è capace di ottenere risultati positivi.

"E 'estremamente gratificante, perché in origine era solo uno sforzo scientifico e poi siamo riusciti a convincere la società che era un problema - ecco cosa succederebbe se non ci occupiamo", ha detto il chimico Mario Molina, che ha avuto un ruolo di rilievo nella scoperta del buco dell'ozono e che ha ricevuto un premio Nobel per la sua ricerca nel 1995.

L'azione principale per il recupero dello strato di ozono è stata l'eliminazione dei prodotti chimici utilizzati nei frigoriferi, nei condizionatori d'aria e nelle bombole aerosol negli anni '80. Ma i clorofluorocarburi hanno tempi di vita lunghi e potrebbero rimanere nell'atmosfera 100 anni ancora. Gli scienziati prevedono che lo strato di ozono non tornerà ai livelli del 1980 fino al 2070.

A giugno, gli scienziati hanno individuato un'altra possibile minaccia, il dichlorometano; la sua concentrazione è raddoppiata nell'atmosfera negli ultimi 10 anni ed è utilizzato molto in industria. Se le sue concentrazioni continueranno a crescere, lo strato di ozono antartico potrebbe ritardare a riformarsi se non addirittura arrestarsi.

Il buco dell'ozono ha raggiunto le sue maggiori dimensioni nel 2000, quando è stato misurato in 11,5 milioni di chilometri quadrati.

Post tratto dall'originle del The Washington Post


lunedì 28 luglio 2014

Anomalia climatica? Tenete d'occhio la North Atlantic Oscillation

Quando si parla di anomalia climatica, quando assistiamo a stagioni dove il tempo atmosferico non rispetta le caratteristiche che tradizionalmente gli sono attribuite, in molti pensano subito al fenomeno di El Niño ma in pochi sanno che quest'ultimo non influenza direttamente il nostro clima (perché è un fenomeno del Pacifico meridionale) ma ha un ruolo indiretto in quella che viene chiamata North Atlantic Oscillation (abbreviato NAO), un indice usato dai meteorologi per mettere a punto le previsioni del tempo atmosferico.

In sostanza il NAO Index rappresenta la differenza di pressione fra i due centri di circolazione atmosferica più importanti presenti nel Nord Atlantico: L'Anticiclone delle Azzorre e la Depressione Islandese. Il primo è ben conosciuto perché è il fattore di influenza principale delle nostre stagioni sia invernali che estive; la seconda meno poiché non influenza direttamente il clima del Mediterraneo anche se, come vedremo, ha un ruolo tutt'altro che marginale.

Essendo l'Anticiclone delle Azzorre un centro di alta pressione e la Depressione Islandese invece di bassa pressione, quando la loro intensità è al massimo lo è anche la loro differenza e il NAO Index viene detto positivo; al contrario, quando i due centri sono deboli ho la minima differenza e quindi l'indice diventa negativo. Questo influenza le correnti atlantiche che dalle coste del Nord America si dirigono verso l'Europa e che sono le principali fonti di perturbazioni. 


NAO Index Positivo

Le correnti atlantiche vengono deviate verso Nord da questa differenza di pressione molto importante, lasciando all'asciutto il Mediterraneo e scaricando la pioggia accumulata durante il tragitto nelle regioni settentrionali dell'Europa.


NAO Index Negativo

Quando invece la differenza di pressione è limitata, le correnti atlantiche seguono una rotta più meridionale e portano piogge nel Mediterraneo, mentre nel Nord Europa riescono ad arrivare le correnti artiche, più fresche e secche, che rendono il clima più arido.




I venti prevalenti e la loro influenza


Schema dei venti prevalenti.
"Earth Global Circulation - en" di Kaidor su Wikimedia.org


La forza o la debolezza dei due centri di circolazione atmosferica principali dell'oceano atlantico settentrionale è dettato dalla intensità degli alisei: sono i venti prevalenti che percorrono verso Ovest la superficie terrestre alle basse latitudini (fra l'equatore e i 30° Nord o 30° Sud, secondo l'emisfero): quando gli alisei sono deboli, il NAO Index è negativo, quando sono forti, è positivo. Per inciso, sono i venti che garantirono a Cristoforo Colombo il raggiungimento delle Americhe nel 1492, partendo dalle Isole Canarie (e qui potrebbero anche starci due paroline sulla effettiva "casualità" con cui Colombo scoprì il Nuovo Continente). 

Alle medie latitudini invece (Fra i 30° e i 60° Nord o Sud, secondo l'emisfero) abbiamo i venti occidentali, che dirigendosi verso Est sono gli artefici principali delle migliori condizioni climatiche per la coltivazione della vite (e quindi produzione del vino come le coste tirreniche dell'Italia e le coste occidentali del Sudafrica, Australia ma anche Cile e California, per esempio...). 

Al confine fra i due venti prevalenti (30° di latitudine) si formano le correnti a getto, dei "corridoi" che si trovano poco sotto la tropopausa (variabile fra gli 8 e i 12 km) dove i venti si muovono ad alta velocità verso Est (sono stati misurate velocità anche a 400 km/h) e che influenzano la direzione delle ormai famose perturbazioni atlantiche.

Esistono anche delle correnti a getto intorno ai 60° di latitudine e interessano il limite fra i venti occidentali e le correnti artiche: anche in questo caso, l'intensità di queste fanno sì che possiamo avere freddo e gelo nelle regioni settentrionali sia del Nord America che europee.


Qui sopra un video che mostra come si muovono le correnti a getto in atmosfera.

Per chi volesse dare un'occhiata e saperne di più sulla North Atlantic Oscillation può visitare il sito del NOAA, l'osservatorio statunitense per l'atmosfera e gli oceani.

Il NAO Index di questi ultimi mesi: come si vede la tendenza è stata quasi sempre negativa.
Questo ha prodotto una primavera e un inizio estate molto piovosi in questo 2014