domenica 10 settembre 2017

Alluvione a Livorno, riflessione sulla prevenzione

Nella notte fra il 9 e 10 settembre 2017, una intensa attività temporalesca ha interessato le regioni tirreniche. La mattina seguente, la città di Livorno è risultata gravemente colpita e con 8 morti.

L’impulso di scrivere un post sull’argomento mi è arrivato da alcuni particolari di questa vicenda: molte delle vittime si trovavano in seminterrati o scantinati, quando, anche a causa di una tombatura non adeguata, un corso d’acqua è esondato, riversandosi nelle strade della zona sud della città.

Foto tratta dal quotidiano Il Tirreno-Livorno

Ma partiamo da due dati oggettivi:

In 3 ore sono caduti localmente fino a 250 mm di pioggia, un valore che supera le stime per eventi con tempo di ritorno di 500 anni.

La Regione Toscana, nella giornata del 9 settembre, ha diramato una allerta meteo di alto rischio (arancione) per 24 ore, a partire dalle 00:00 del 10 settembre.

Vediamo quindi di capire cosa questo significa e, successivamente, cosa è successo. 

Idrogramma che mostra molto bene l'intensità di pioggia in così poche ore.
Immagine tratta dal sito sir.toscana.it
Il Servizio Idrologico Regionale fornisce quelle che sono le linee segnalatrici, ovvero i valori massimi di pioggia attesa per un tempo X di ore, per eventi che capitano ogni Y anni. Valori comparabili con quanto accaduto a Livorno non se ne trovano. Il massimo valore stimato per una pioggia di 3 ore con un tempo di ritorno di 500 anni è di circa 160 mm, quindi molto inferioreQuesta però non deve essere una attenuante, poiché quanto è successo ha delle concause che sono di una certa gravità da mettere in evidenza.

Immagine tratta dal sito sir.toscana.it

Il sistema di allerta regionale (da poco uniformato a livello nazionale) si basa su tre livelli, caratterizzati da un colore che può essere giallo, arancione o rosso. Dal portale della Regione Toscana si può leggere a cosa serva questo sistema di allertamento e come funziona:

  • segnalare preventivamente la possibilità di verificarsi di eventi meteo potenzialmente pericolosi;
  • attivare presso i soggetti istituzionali e le altre strutture operative la verifica della capacità di intervento in caso di necessità
  • mettere in atto alcune misure di protezione preventive nei casi in cui queste siano possibili, come previsto nei piani di protezione civile.
La comunicazione dell'allerta è indirizzata anche ai cittadini, perché prestino attenzione ai possibili rischi connessi ai fenomeni meteo e affinché adottino comportamenti corretti durante gli eventi.

L'auto-protezione è infatti lo strumento più efficace per garantire la propria sicurezza, soprattutto in caso di eventi repentini.




  • per livello di criticità con codice GIALLO
    le strutture competenti a livello locale vengono avvisate per via telematica in modo che possano da verificare che siano pronte attivarsi in caso di necessità e che possano seguire l'evoluzione durante il manifestarsi degli eventi. In generale il codice giallo è relativo ad eventi potenzialmente pericolosi ma circoscritti, per cui è difficile prevedere con anticipo dove e quando si manifesteranno. A livello regionale viene attivata una fase di "vigilanza" particolare relativa all'evoluzione dei fenomeni meteo.
  • per livello di criticità con codice ARANCIONE o  ROSSO
    il Bollettino assume valenza di "Avviso di Criticità": viene adottato dal Sistema Regionale di Protezione Civile come "Stato di Allerta Regionale", diramato a tutti i soggetti che fanno parte del sistema di protezione civile regionale: Province, Comuni, Prefetture, strutture operative, volontariato, gestori dei servizi e della viabilità al fine di rendere questi soggetti pronti a fronteggiare l'evento ed adottare misure di preparazione e prevenzione se possibili, eventualmente diversificate per i due livelli in base alle proprie procedure operative.

    Dell'emissione dello stato di allerta è data massima diffusione anche tramite comunicati stampa, diramati attraverso i diversi canali possibili (tv, radio, web, social networks). 
Nogarin, il Sindaco di Livorno, ha accusato il servizio di allerta meteo di aver lanciato un allarme soltanto arancione e non rosso, che avrebbe permesso di attivare ulteriori procedure di sicurezza. Da come sono riportati sul portale regionale, è evidente come i due livelli di allerta siano considerati insieme e in entrambi i casi tutti i soggetti interessati (Province, Comuni, Prefetture, strutture operative, volontariato, gestori dei servizi e della viabilità) devono essere pronti a intervenirePersonalmente, questo sembra uno scaricabarile poiché quando viene diramata un’allerta arancione, il territorio deve essere monitorato continuamente e, secondo l’evolversi della situazione, devono essere prese le opportune decisioni ed informata costantemente la popolazione. Cosa che non è stata fatta. Inoltre, visto che il Sindaco ha fatto leva sulla drammatica presenza di vittime , domandiamoci perché quelle persone si trovavano nel luogo meno indicato in caso di allerta idrogeologica e perché si è creata questa situazione, visto che la differenza di colore dell’allerta ha inciso poco o niente.


Per questo, riprendo l’analisi davvero ben fatta da Massimo della Schiavasulla pagina Facebook di Geologi.it:

Il principale indiziato è il Rio Maggiore, la cui esondazione ha causato alcune delle vittime che, purtroppo è triste dirlo a posteriori, potevano salvarsi.

La Villa Liberty, dove si è consumata la tragedia, si trova in area a pericolosità idraulica elevata, in adiacenza del tratto tombato del Rio Maggiore: corso d’acqua che misura una lunghezza complessiva pari a 9.5 Km, all’interno di un bacino idrografico stretto e lungo, con un sensibile sviluppo longitudinale, con onde di piena che si manifestano con una forma allungata e picchi di massima piena poco pronunciati.

Aree di pericolosità idraulica del Rio Maggiore.
Foto tratta dalla pagina Facebook di Geologi.it

Dagli anni ’20 agli anni ’60, a causa dell’urbanizzazione intervenuta nella zona e per esigenze sanitarie, dal Cimitero della Misericordia fino alla foce, il tratto terminale dell'asta è stato, per una lunghezza di circa 1 Km, sostituito da un collettore.

Il Rio Maggiore è stato oggetto di uno Studio idrologico-idraulico predisposto dal Prof. Stefano Pagliara su incarico dell’Amministrazione comunale di Livorno dove sono state
1.Realizzate le cartografie recanti l’inviluppo delle altezze d’acqua di esondazione per Tr ( 20, 30, 200 e 500 anni);
2.individuate le opere necessarie per la messa in sicurezza definitiva del corso d’acqua (come da normativa secondo la piena con Tr 200 anni):
in primo luogo le casse d’espansione che, secondo le verifiche volumetriche ed ingegneristiche eseguite, permettono di ricreare le condizioni di generale messa in sicurezza idraulica del Rio Maggiore, non soltanto in chiave del “Nuovo Centro”, ma soprattutto per le reali condizioni di insicurezza che si riscontrano sul punto di tombamento.
altri interventi strutturali quali ricalibrature di argini, di ponti, della sezione d’alveo in alcuni tratti ecc..

Sulla base delle risultanze Studio effettuato sul Rio Maggiore (nel Progetto preliminare delle opere idrauliche per la sistemazione del Rio Maggiore” ed approvato con parere favorevole dal Comitato di Bacino di rilievo regionale Toscana Costa con prot. n.371 del 29 luglio 2009 http://www.comune.livorno.it/…/uploa…/2009_05_4_12_19_04.pdf ), la messa in sicurezza idraulica del corso d’acqua è affidata alla realizzazione di n. 4 casse d’espansione individuate come ASIP (Aree Strategiche per Interventi di Prevenzione) i cui lavori sono, allo stato attuale, terminati e l’opera collaudata dall’Ente preposto.

La Villa dove ci sono state vittime, che dovrebbe essere stata realizzata degli anni ’20, si trova in un basso morfologico all’altezza del vecchio alveo del Rio Maggiore, mentre Viale Nazario Sauro e via Rodocanacci sono ad una quota di 3-4m maggiore e corrispondente probabilmente ad un vecchio terrazzo alluvionale.

Foto con evidenziate le casse di espansione, tombatura e percorso del Rio Maggiore.
Foto tratta dalla pagina Facebook di Geologi.it

Durante la notte dell’evento temporalesco, le casse di espansione del Rio Maggiore sono entrate in funzione ed hanno evidenziato la loro efficacia, facendo diminuire la portata in entrata al punto di tombamento e limitando i danni nella zona.

La domanda principale rimane quindi come l’acqua abbia fatto ad arrivare alla Villa Liberty e così improvvisamente, senza lasciare scampo alle vittime, visti i limitati danni e la limitata estensione dell’esondazione.

Dopo aver sentito una persona che abitava proprio li alla villa, si è saputo che il collettore aveva un portellone di entrata per la manutenzione e la pulizia, una apertura che permetteva l’ingresso anche ad un piccolo escavatore. Quello che si è subito pensato è che la conduttura sia entrata in pressione o per la portata in ingresso o per una parziale ostruzione e che quindi il portellone (una debolezza strutturale del collettore) non ha retto la spinta dell’acqua e che quindi sia “saltato” facendo defluire nel resede della villa l’acqua del Rio Maggiore con una intensità tale da salire rapidamente senza lasciare scampo agli abitanti del piano terreno. Dalla testimonianza sembra anche che questo fatto sia già accaduto in passato, circa 37 anni fa. Da un sopralluogo il portellone risulta però integro… Ci saranno comunque delle indagini per chiarire la questione.

Se le vittime avessero saputo del rischio che stavano correndo, probabilmente sarebbero salite al piano superiore per stare al sicuro. Per questo sono due gli aspetti da affrontare: infondere alle persone non esperte una coscienza geologica in grado di renderle consapevoli di un rischio in modo autonomo; come propone il prof. Nicola Casagli dell’Università di Firenze e riportato nel post di Massimo Della Schiava, che il sistema di allerta giunga alle persone direttamente dal servizio regionale, mettendole allo stesso pari dei soggetti che si devono attivare, eliminando un passaggio intermedio che come si è visto è stato fatale.

Un altro punto su cui riflettere è su come e dove si costruisce. Lo dicono in tanti (anche Nicola Casagli) e lo dico anche io da tempo, i toponimi delle località non sono dati a caso: se un luogo si chiama Stagno, sarà bene andare a vedere come mai e qual è la storia del luogo, per progettare meglio le infrastrutture che si intende costruirvi o magari evitarlo proprio (scelta consigliata, dico io).

Infine non può essere evitato l’ennesimo riferimento alla manutenzione, la gestione dei corsi d’acqua e con esse il ringiovanimento delle opere vecchie, visti anche i continui aggiornamenti normativi… 

Si ringrazia Massimo della Schiava per il permesso a pubblicare parte di un suo post.


Per tornare a Nogarin, nel 2014 promuoveva la mitigazione del rischio idrogeologico con una serie di interventi: sarebbe interessante capire cosa sia stato fatto; se e dove si è operato ci sia stato effettivamente beneficio proprio alla prova di questo evento eccezionale oppure anche stavolta, come molte altre, alle parole non sono seguiti i fatti.

sabato 9 settembre 2017

In viaggio con Talita. Meriggiare pallido e assorto

Oggi eravamo in casa e con te in braccio ci siamo avvicinati alla finestra. Il sole del tardo pomeriggio lanciava una calda luce gialla sui tetti e sulle facciate delle case vicine; una giornata senza calura e senza umidità. E all'improvviso una brezza si è alzata e ci ha investiti in pieno. Non era né fresca, né calda; né intensa, né debole; era perfetta per abbracciarci, per avvolgerci di quel dolce calore che il sole ci stava donando. Tu guardavi fuori attraverso le fessure della persiana. Io ti guardavo per scrutare se quell'istante fosse per te piacevole o meno; tu stavi lì, impassibile, assorta nei semplici pensieri della tua età: "Chissà se ti stai rendendo conto di ciò che sta succedendo e chissà se senti anche tu questo tiepido abbraccio...", mi sono detto. Poi, ripensandoci, perché no? Dopotutto la felicità sta nelle cose semplici, nell'immediatezza di un attimo, il tempo di un respiro davanti ad una finestra, un pomeriggio, d'estate.


mercoledì 6 settembre 2017

In viaggio con Talita. per la prima volta, il mare

Dopo la prima notte passata in terra sarda, durante il pomeriggio ti ho sistemata ben bene sull'ovetto, cinture allacciate e siamo andati verso il punto più alto a cui potevo arrivare in auto. Tirava un po' di maestrale, quello che da queste parti non ti abbandona per giorni e giorni, che ti riempie i polmoni di salsedine e di tutti i profumi del Mediterraneo. Ti ho presa in braccio e ti ho voltata verso di lui, il Tirreno. Tu, solitamente catturata solo da ciò che si muove, fissavi il blu infinito con la stessa attenzione. Ti ho sussurrato che questo è il mare dove sono cresciuto, dove è cresciuto mio nonno, che mai avrebbe potuto farti del male se porterai rispetto e ne avrai il giusto timore. La tua piccola mano stringeva il mio pollice e ad ogni piccola raffica di vento, la stretta diventava più forte. Non vedo l'ora di insegnarti a nuotare, di farti fare amicizia con il mare, di vederti sorridere e divertiti con lui. Per adesso te ne faccio sentire l'odore, anche se mi hai già fatto capire che il mare ti piace. E questo mi rende felice.


mercoledì 30 agosto 2017

Dopo il terremoto di Ischia, i danni e le variabili in gioco

Ho letto su internet recensioni, post e chi più ne ha più ne metta di come mai il terremoto di Ischia, pur non essendo forte, abbia provocato molti danni e purtroppo anche due morti. Senza entrare nel merito della questione puramente geologica della causa scatenante il sisma, già molto complessa di per sé a causa della estrema variabilità litologica e geotermica (siamo nell'area vulcanica Ischia - Campi Flegrei - Vesuvio, ricordiamocelo!), vorrei soffermarmi sulle variabili che possono influenzare gli effetti di un sisma sulle nostre abitazioni. Sono informazioni che pochi sanno e che mi piacerebbe mettere in risalto.

Casamicciola, zona dell'epicentro del terremoto di Ischia.
Foto del blog INGVterremoti 

Prima però voglio parlare della stima della magnitudo... 
Ogni volta la stessa storia, si dà una prima stima in automatico (ovvero è il "cervellone" dell'INGV che, entro due minuti, dà una prima stima per capire se la Protezione Civile deve mettersi subito in moto o meno) per capire l’entità della gravità; in seguito, quando le elaborazioni dei dati (che richiedono del tempo) vengono valutate e controllate a mano, si può confermare o rettificare il valore di magnitudo, l'ipocentro e l'epicentro. Valore che è calcolato secondo diversi standard (ho già scritto su questo), secondo il tipo di evento o secondo il servizio geologico nazionale dei vari Stati.

LA PROFONDITA'
È vero che l’energia di un terremoto con ipocentro molto profondo, viene trasmessa alla superficie terrestre con effetti di scuotimento minori rispetto ad uno di magnitudo equivalente ma con ipocentro superficiale. E’ vero però se la differenza di profondità è di diversi chilometri: sapere se l’ipocentro si trovi a 5 o 10 km serve dal punto di vista scientifico per capirne la sorgente (e 10 o 5 km nelle prime stime dei terremoti sono da imputare in automatico alle aree sismogenetiche: 10 km per le zone tettoniche, 5 km per le vulcaniche); gli effetti in superficie variano molto di più secondo altre variabili che adesso vedremo.
Schema di faglia.
Schema generale di come le onde sismiche si propagano nel sottosuolo.


NATURA DEL SOTTOSUOLO
La velocità e l’ampiezza delle onde sismiche vengono modificate a seconda del tipo di sottosuolo che attraversano durante il loro viaggio verso la superficie. Tutto sta nel contrasto di densità fra un mezzo veloce (esempio arenaria o calcari compatti) ed un mezzo lento come una coltre alluvionale. Esiste una relazione matematica per cui le onde, se passano attraverso un mezzo a densità maggiore del precedente, aumentano di velocità e diminuiscono in ampiezza. Contrariamente, se si passa attraverso uno strato a densità minore la velocità diminuisce e l’ampiezza aumenta. Questo ultimo caso è quello più pericoloso: l’amplificazione dell’onda sismica attraverso una coltre di materiale sciolto come le ghiaie, oppure un terreno a bassa densità, può generare uno scuotimento del terreno e danni ben maggiori di quanto ci si aspetterebbe con un substrato roccioso in affioramento. Le variabili che incidono sulla velocità sono anche altre, come ad esempio il grado di fratturazione dello strato roccioso (roccia più fratturata, velocità più bassa) e presenza di acqua che assorbe le onde sismiche secondarie (le onde di tipo S).


MORFOLOGIA
Non solo la natura del sottosuolo può generare amplificazione, anche la topografia può aumentare lo scuotimento indotto da un sisma. Un edificio posto in altura, magari in cresta ad un rilievo, si trova nella condizione di subire anche l’oscillazione propria del rilievo su cui poggia: più esso è alto e con pendii ripidi, maggiore è l’effetto amplificante che questi trasmette all’edificio in questione.
Non è detto poi che stare in pianura ci metta al riparo da possibili amplificazioni… Un caso tipico è quello di una piana formata da alluvioni di poche decine di metri sopra un substrato roccioso e compresa fra dei rilievi: parte delle onde sismiche inizierebbero ad essere riflesse all’interfaccia roccia-alluvione lungo i rilievi e rimarrebbero intrappolate in questo sistema chiuso, all’interno della piana alluvionale. Questo provocherebbe sicuramente un aumento del numero di treni d'onda che arrivano in superficie e per un tempo decisamente più lungo.

FRANE

Da tenere in massima considerazione sono le frane che spesso accompagnano il post-terremoto. Le frane sono depositi di materiale eterogeneo che può essere facilmente movimentato attraverso lo scuotimento del terreno indotto da un sisma. La presenza di acqua nel corpo di frana e nei terreni scadenti, soprattutto se posti lungo pendii molto ripidi, può facilitare la movimentazione e, complice un'edilizia che negli scorsi anni non ha mai tenuto conto della morfologia del paesaggio, lungo il proprio percorso può trovare abitazioni e strutture e danneggiarle. 

Gli effetti del terremoto.
Foto tratta da Wikipedia

ALTEZZA FALDA
In pianura si trova un caso particolare e tristemente famoso di un effetto peggiorativo del terremoto: la liquefazione. I terreni granulari che hanno un livello di falda molto vicino alla superficie sono i candidati perfetti. Le particelle (le più adatte per questo fenomeno sono le sabbie pulite, ovvero senza frazione fine come limi e argille) stanno insieme grazie all’attrito generato dalla pressione fra i granuli stessi. L’acqua, attraverso la propria pressione, tende ad allontanare le particelle fra loro e se si aggiunge un surplus di pressione dato proprio dalle onde sismiche durante un terremoto, si arriva al punto in cui fra non esiste più contatto fra i granuli. Il terreno quindi non riesce più a sostenere fondamenta e gli edifici vanno giù, magari senza crollare in mille frammenti ma semplicemente ruotando, mancando la base d’appoggio.


Esempio di danni da liquefazione.

COSTRUZIONI
Un discorso a parte merita la qualità costruttiva delle case. Gli abusi, la bassa qualità dei materiali e la troppa voglia di risparmiare su ciò per cui non si dovrebbe risparmiare: la sicurezza. Le case crollate ad Ischia, dal rilievo macorosismico dell'INGV, risultano essere in prevalenza case in mattoni, blocchetti di tufo e pietra squadrata ma non legate da alcun elemento vincolante! Le case in cemento armato hanno avuto invece danni generalmente solo alle tamponature. Chiaramente le case costruite a secco o con pietre tenute insieme da calce cruda (che se non mantenuta, diventa una specie di farina che non tiene più niente), hanno subito crolli; lo stesso vale per case nate per essere a un piano, successivamente appesantite da un secondo o terzo piano aggiuntivi, magari abusivamente

IL GEOLOGO 
Più un territorio è complesso e la costruzione è importante (non solo come volumetria, anche come tipo di utilizzo), maggiore dovrebbe essere il dettaglio geologico per poter dare agli ingegneri i dati necessari per costruire bene. Per questo si cerca di arrivare al fascicolo del fabbricato, dove ogni edificio ha la propria classificazione: ogni costruzione risponde in modo unico ad un sisma, maggiore è la conoscenza e migliore sarà la possibile risposta che è possibile dare per mettere in sicurezza persone e beni. 
Quando sento dire che i geologi "rompono le scatole" nel fare le indagini in modo approfondito perché ci guadagnano di più, vorrei rispondere che oltre la responsabilità penale che ogni professionista si assume, c'è anche la passione per il proprio lavoro e nel dare un buon servizio che, in caso di calamità, può salvare la vita.
Fra spendere di più prima e spendere altrettanto dopo perché c'è da ricostruire (e rischiare di non sopravvivere all'evento), scegliete voi qual'è la soluzione migliore.

domenica 20 agosto 2017

In viaggio con Talita. Tramonto in Sardegna

Come inaugurazione di questo sentiero che percorreremo insieme, non avrei mai potuto iniziare da un luogo diverso da quello dove sei stata concepita: le mie origini e la mia casa spirituale, il luogo dove ho iniziato a muovere i primi passi, dove tengo ancora ricordi bellissimi e indelebili di infanzia, adolescenza, maturità.

La prima cosa che ti ho voluto mostrare è stato il tramonto. Ne hai già visti altri, certo, ma qui è diverso. Hai visto il cielo terso, senza una nuvola, diventare azzurro mentre il sole a occidente lasciava il posto alla notte nelle tonalità del giallo, poi dell'arancio ed infine del rosso. Le rocce antiche di questa terra, fino a poco prima abbagliate dal sole, si sono colorate dal grigio chiaro al rosa, riflesso degli ultimi raggi del giorno, finendo col diventare nere. Come hai visto diventare nero il profilo di questi aspri monti, che lentamente è svanito nella notte. Una notte che non fa paura, qui ci sono più luci in cielo che sulla terra, qui la notte è stellata veramente. Tanto da domandarsi se ciò che vediamo a casa a Pistoia, sia una fotocopia sbiadita di tutto quel tremolio di fiammelle accese che c'è adesso, se ci voltiamo con il naso all'insù. E l'aria. Pulita, leggera, profumata dalla macchia mediterranea ma ancor più dagli eucalipti; l'inconfondibile fragranza che nella sera si rinforza dell'umidità del mare e colpisce l'olfatto come un pugno che si riceve volentieri.

Ecco la prima esperienza insieme. I tuoi occhi azzurri, color del ciel sereno, si muovono verso l'orizzonte che ti indico, attenti. Il tuo viso però è imperscrutabile, senza un accenno di emozione. Non te ne ricorderai da grande; questo segno che ora lascio potrà, spero, darti l'occasione di fermarti qui, un giorno. Magari guarderai e sentirai fin dentro di te quello che questa isola può dare. Chissà se ti sembrerà di avere già provato certe sensazioni... Nel caso sappi che io ero lì con te, tentando di trasmetterti una piccola parte di me.



venerdì 18 agosto 2017

In viaggio con Talita. L'inizio.

In molti sanno quanto ti abbiamo aspettata. Finalmente eccoti qui con noi. Durante l'attesa, ho pensato spesso a quante esperienze potremo vivere assieme, durante almeno una parte della tua vita, finché ce la farò ad accompagnarti in questo viaggio. 

Mi vedo a raccontarti favole e storie che già mio nonno raccontò a me, come a lui suo padre e a lui ancora suo padre; così come mi vedo a insegnarti tutto ciò che so, per quanto i tuoi occhi potranno vedere fino all'orizzonte; così mi vedo impaziente di vivere nuove avventure insieme a te, alla scoperta di nuovi angoli di mondo. Ecco perché finalmente sono felice di poter iniziare questo viaggio insieme, io te e la mamma.

E voglio fermare nel diario di questo blog tutte le emozioni e tutte le esperienze che faremo insieme, per poter fartele leggere, un giorno...


lunedì 24 luglio 2017

Siccità 2017, focus su Pistoia a giugno

Rispetto al mese precedente, la siccità continua a rimanere un'emergenza di carattere nazionale. Nei giorni scorsi il consorzio LaMMA ha aggiornato il proprio bollettino sullo stato della siccità in Toscana e la situazione non è delle più rosee. Giugno è stato caratterizzato da precipitazioni inferiori alla media di circa -50% (nei capoluoghi), con cumulati inferiori ai 100 mm, eccetto che per le zone appenniniche. Infatti se la Toscana meridionale continua a patire l'assenza di pioggia, la vegetazione nelle nostre zone pistoiesi non mostrano ancora segni di stress, se non in Valdinievole. 

Il Lago Scaffaiolo (1775 m slm) fotografato i primi di luglio.
Si nota come la quantità di acqua si trovi al minimo.
Foto concessa dall'amico Pacchioni Tiziano

Le anomalie di temperatura colpiscono particolarmente gli ambienti più sensibili come le nostre montagne; queste sono anche le prime a subirne gli effetti (vedi foto del Lago Scaffaiolo).

Nelle anomalie di temperatura massima di giugno,
la montagna pistoiese ha subito lo scostamento più ampio rispetto alla media nella fascia appenninica.
Fonte: bollettino LaMMA di giugno 2017

L'unico evento di pioggia segnalato è del giorno 27 ed ha contribuito a innalzare i valori delle piogge efficaci nella nostra zona. Così che nella nostra città di Pistoia, caso unico in Toscana, l'indice di siccità effettiva è tornato nella norma.
L'unico evento di pioggia del 27 giugno ha fatto uscire Pistoia della siccità moderata.
Fonte: bollettino LaMMA di giugno 2017 (modificata)

Le previsioni per i prossimi mesi danno un agosto (visto che luglio ormai è passato con le stesse modalità dei mesi precedenti, ovvero ancora temperature alte e poca pioggia) con precipitazioni sopra la media e un settembre nella norma. Questo fa ben sperare. Anche se la siccità per i prossimi 3 mesi almeno, ci sarà ancora ma moderata. In ogni caso un dibattito su come debba essere affrontato il problema siccità nei prossimi anni, deve essere fatto (come è stato sollevato recentemente anche da SIGEA in una lettera alle più alte autorità dello Stato).

Fonte: bollettino LaMMA di giugno 2017

Previsione siccità a 3 mesi
Fonte: bollettino LaMMA di giugno 2017