mercoledì 28 maggio 2014

Meteoriti in mostra a Prato

Voglio segnalarvi questo evento, visto che è uno dei campi di applicazione della geologia....

Fino a lunedì 2 giugno compreso, a Prato c'è 

“METEORITICA” Mostra temporanea presso la Sala Biagi del Palazzo Banci Buonamici (Via Ricasoli, 25), nel centro storico della città di Prato, organizzata dal Museo di Scienze Planetarie con la collaborazione del Museo di Mineralogia dell’Università La Sapienza di Roma ed il Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Un’esposizione davvero unica che vede raccolti i più significativi campioni appartenenti alle tre principali collezioni di meteoriti presenti nei musei italiani.




La mostra, patrocinata dalla Provincia di Prato e realizzata con il contributo del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) è allestita con la collaborazione degli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado Buricchi di Prato e con gli studenti delle classi quinte della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Via Linneo di Milano e delle classi prime del Liceo Darwin di Roma.  Una mostra raccontata dunque dagli studenti che, dopo aver visitato i tre musei e preso confidenza con questi campioni, hanno predisposto tutte le informazioni, dai pannelli ai video, dai filmati ai giochi, per rendere il più piacevole possibile la visita e la fruibilità della mostra alle diverse età dei visitatori!  


Ingresso libero e gratuito con il seguente orario: 
dal martedì alla domenica: 10.00 - 12.30 e 16.30 - 19.30 
lunedì: 16.30 - 19.30 
Lunedì 2 giugno, ultimo giorno di mostra, apertura dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30. 
Per informazioni: 0574 44771

mercoledì 21 maggio 2014

GeoTrip #3: Sinis, le verità nascoste

Sardegna. Nominarla è già sufficiente per evocare mare cristallino, cielo azzurro, sole e spiagge da cartolina. La Sardegna però è anche trekking con le sue montagne aspre e selvagge del Supramonte, alpinismo con le scogliere mozzafiato del Golfo di Orosei, oasi con i cavallini e la natura selvaggia della piana di Gesturi o i fenicotteri del Golfo di Cagliari. Molti sanno che se dici Sardegna dici anche nuraghe, queste costruzioni caratteristiche che meriterebbero sicuramente un post (lunghissimo) a parte e che sono la carta d’identità di tutto il popolo sardo e di chi si sente dentro, sardo. Tutta l’isola è disseminata di nuraghe, ne sono stati recensiti circa 7000 e ancora molti altri sono da scoprire o da catalogare; una zona in particolare però ha attirato la mia attenzione per il profumo di Storia che traspira da ogni metro quadrato del suo territorio: il Sinis.

Capo San Marco. Fonte Wikimedia.org

Nascita della Sardegna

La Sardegna, assieme alla Corsica, fa parte di un blocco di continente europeo staccatosi dalla Francia meridionale formando quella porzione di Mediterraneo chiamata Bacino Balearico e, guidata dalla tettonica nello scontro fra Europa e Africa (leggi QUI un post con un riferimento al riguardo), ha ruotato in senso antiorario fino a raggiungere l’attuale posizione fra i 15 e i 20 milioni di anni fa, nel Miocene. La conformazione di isola è arrivata in questo momento, con l’apertura del Mare Tirreno e la separazione dal resto dei depositi che, accavallandosi in falde, è andato a sovrascorrere sulla placca africana a formare gli Appennini e il resto della nostra penisola.

Schema di rotazione del blocco sardo-corso. Fonte Hispeed.ch


La Sardegna è una regione con rocce che superano il mezzo miliardo di anni di età ed è particolarmente interessante per avere ancora traccia della formazione della Pangea (mentre i nostri Appennini hanno la traccia della successiva spaccatura) in quella che si chiama Linea Posada-Asinara, dove è stata ipotizzata essere la linea di chiusura di un antichissimo oceano che divideva due paleocontinenti.

Nell’isola abbiamo la presenza di rocce metamorfiche antichissime, intrusioni magmatiche che superano i 250 milioni di anni e manifestazioni vulcaniche sia mioceniche che plio-pleistoceniche; abbiamo coperture sedimentarie carbonatiche del mesozoico (rappresentate splendidamente dai famosi Tacchi d’Ogliastra) e rocce sedimentarie più recenti, legate alle recenti fasi erosive di un territorio già emerso dal mare.

Perda 'e Liana, il simbolo dei Tacchi d'Ogliastra,
è uno dei tanti testimoni di una piattaforma carbonatica del mesozoico
appoggiata su rocce paleozoiche. Fonte: wikimedia.org


Il Sinis

Il Sinis è legato in parte alla vicina isola di Malu Entu (Mal di Ventre, espressione italianizzata che non ha niente a che vedere con il vero nome dell’isola, ovvero “Cattivo Vento”) e alla messa in posto di quello che viene chiamato “Batolite Sardo Corso”, una intrusione magmatica avvenuta nel Cambriano (circa 300 milioni di anni fa) e che caratterizza buona parte di tutta la Sardegna. 



Fonte: wikimedia.org
Le famose spiaggie di Is Aruttas e Mari Ermi sono formate con i frammenti di granito erosi dall’isola e trasportati sulle coste del Sinis a formare queste stupende spiagge a grana grossa, diversamente colorata secondo la propria composizione: nero per la biotite, arancio per i feldspati, grigio per i plagioclasi e bianco per il quarzo.
Inoltre la penisola del Sinis e l'isola di Malu Entu fanno parte di un'area marina protetta.

Particolare della spiaggia di Is Aruttas, dove è possibile riconoscere i minerali al colore.
Di fronte ad essa, Malu Entu: l'isola di granito da cui provengono i sedimenti che formano la spiaggia. 

La penisola del Sinis però è quello che rimane di un deposito di calcari miocenici (fra i 5 e 11 milioni di anni), un ambiente quindi sommerso ma non molto profondo, accompagnato da rocce vulcaniche dello stesso periodo e sopra di esse troviamo infine arenarie e basalti di età pliocenica, depositati prima della emersione e seguiti quindi dai depositi eolici di ambiente emerso.

Blocchi di basalto, arenaria e calcare sono ben visibili in tutta la penisola,
soprattutto lungo la spiaggia di Capo San Marco

Tharros


In tutta la penisola, la parte del leone la fa l’insediamento archeologico di Tharros, dove troviamo la testimonianza di civiltà nuragica, fenicia, punica e romana.



Particolare delle rovine di Tharros (queste colonne comunque non sono originali!)
Fonte: wikimedia.org

Non entro in merito al contesto archeologico di cui non sono esperto (e di cui vi rimando QUI per saperne di più) ma ultimamente anche la geologia ha dato (ed avuto) il suo contributo da questo prezioso angolo di paradiso.
La nascita dell’insediamento rimane in dubbio: inizialmente la paternità fu attribuita ai fenici, poi il ritrovamento di alcuni muri sommersi che fecero pensare ad un antico porto sott’acqua, accesero una lampadina sulla possibilità di calcolare l’età di Tharros tramite la velocità di risalita del livello marino: Il problema è che coloro che studiano e propongono modelli per le varie curve di risalita eustatica, utilizzano anche le datazioni degli archeologi su manufatti antropici o tombe per fare le varie correlazioni; quindi se gli archeologi sbagliano, anche la curva di risalita ricostruita sarà potenzialmente errata.

Curve di risalita eustatica (anche per la Sardegna) proposte da Antonioli et al. 2006

Verità nascoste?

Quello che si capisce volgendo lo sguardo un po’ più avanti, oltre le recinzioni della Sovrintendenza, è che tutta la penisola brulica di Storia: ogni angolo conserva la presenza di una testimonianza del passato, un blocco apparentemente naturale che si rivela parte di una costruzione oppure incisioni sulla pietra arenaria che rimandano a ipotesi affascinanti che meriterebbero di essere approfondite.

(Qui di seguito alcuni scatti fatti personalmente sulla spiaggia a San Giovanni; si capisce come mai dico che qui, più di altrove, la Storia si trova in ogni metro quadrato)






Vi sono state trovate iscrizioni che rimandano all’Egitto dei faraoni, volti misteriosi che potrebbero essere di chissà quale epoca (antichissima come medioevale) che purtroppo, mineralogicamente parlando, non possono essere datate con gli strumenti attuali e la causa è da attribuire essenzialmente alla Sardegna stessa: un’isola antichissima, fatta di rocce antichissime, composte con minerali antichissimi. Quelli che noi vediamo oggi sono i più resistenti (il quarzo è uno di questi) e gli ultimi ad essere ancora qui dopo milioni e milioni di anni di alterazione, un tempo molto maggiore della Storia Umana che al massimo ha solo qualche migliaio di anni; quindi impossibile datare le iscrizioni stesse.

Iscrizione in geroglifici (hanno un significato, non sono disegni a caso)
visibili lungo la spiaggia a San Giovanni.
  
In questo Geotrip non posso consigliare un itinerario specifico perché ogni metro quadrato di questa penisola del Sinis è da vedere, scoprire e assaporare sia geologicamente parlando, osservando le arenarie e i basalti durante una passeggiata sulla spiaggia oppure i calcari del tortoniano a picco sul mare che storicamente, apprezzando il gusto dei romani nell’edificare il loro teatro vista mare oppure cercando di scoprire nuovi segni sulla roccia, magari portati alla luce solo per poco tempo dalla forza del mare che copre e scopre le coste di questa penisola di stagione in stagione.

domenica 11 maggio 2014

Pinocchio Rex, il tirannosauro dal naso lungo

La favola delle Avventure di Pinocchio fa ancora presa nonostante i suoi 130 anni e più, trovando estimatori in tutto il mondo, stavolta fino in Cina



E' stato battezzato "Pinocchio Rex" il fossile di Quianzhosaurus sinensis trovato a Ganzhou, che inizialmente aveva dato il nome a questa specie imparentata con il più famoso T-Rex (Quianzhou è il nome antico di Ganzhou).

Il ritrovamento dello scheletro completo di questo esemplare ha permesso di scoprire che questa specie di tirannosauro lungo 9 metri e del peso di circa 800 kg possedeva un muso allungato che avrebbe permesso di catturare prede diverse rispetto al cugino T-Rex (lungo invece 13 metri) vista la minor prestanza sia fisica che di potenza di morso. Questo gli avrebbe quindi permesso di coabitare con il T-Rex nello stesso ambiente senza entrarvi in competizione circa 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo e poco prima dalla famosa estinzione dei dinosauri.

Al momento sono allo studio dei modelli che permettano di capire quali potessero essere le probabili prede del Pinocchio Rex e verificare se gli scienziati si siano trovati davanti effettivamente ad una specie nuova oppure a una diversa fase di crescita di specie già conosciute come gli Alioramus.





sabato 10 maggio 2014

Dino Day - 11 maggio a spasso con i dinosauri!

Viste le previsioni meteo promettenti, vi segnalo questo evento che si terrà a Firenze domenica 11 maggio dove potrete portare i vostri figli e farli avvicinare al mondo delle Scienze Naturali ed alla Paleontologia.

A Milano, Bologna e Firenze sono previste iniziative e quelle del capoluogo toscano sono quelle che mi interessano per spirito di appartenenza...

Il Pachyrhinosauro, protagonista del film "A spasso con i dinosauri"
Foto tratta da Wikimedia.org


Dalle 10 alle 14:30 e con ingresso libero fino ad esaurimento posti si terranno laboratori di calchi per fossili e disegno di dinosauri, un salto nel Cretaceo che permetterà ai bambini di scoprire gli antichi abitanti del Pianeta Terra. Un paleontologo sarà a disposizione per rispondere a tutte le vostre domande e in esclusiva la riproduzione a grandezza naturale del Pachyrhinosauro, il protagonista del film "A spasso con i dinosauri", distribuito dalla 20th Century Fox che promuove l'iniziativa in concomitanza con l'uscita del del DVD, Blue Ray e Blue Ray 3D del film.

Per chi volesse saperne di più, qui il link alla locandina.






martedì 22 aprile 2014

La Specola, un museo da visitare per le vacanze di questa primavera 2014

Vista la congiunzione particolare fra il calendario di questo 2014 e le festività ricorrenti in Italia, in questi ultimi giorni di aprile fino ai primi di maggio non poche saranno le occasioni per passeggiate, scampagnate, piccole gite fuori porta.

A chi dovesse passare qualche ora a spasso per Firenze, consiglio di andare a vedere almeno uno dei vari musei di Storia Naturale che l'Università gestisce nei vari luoghi della città ma uno in particolare mi sento in dovere di segnalare: la Sezione di Zoologia "La Specola" che, fino al 31 gennaio 2016 ospiterà la ormai nota Mostra dei Cristalli inaugurata nel 2009 e prorogata più volte in questi anni per la buona risposta che ha ottenuto da parte del pubblico.



Si tratta della collezione del prof. Adalberto Giazotto, una raccolta di esemplari provenienti dalle miniere di tutto il mondo: dal Sud Africa al Brasile, dall'Afghanistan alla Cina, dalle Alpi al Mediterraneo a cui vanno aggiunti ampliamenti nel corsi degli ultimi anni proprio per rinnovare la collezione esposta in questa mostra.







Non solo minerali, comunque: La Specola è stato fondato dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, fu aperto al pubblico nel 1775 ed è il più antico museo scientifico d'Europa. Contiene la più grande collezione al mondo di cere anatomiche, eseguite tra il 1770 ed il 1850, ed oltre 3.500.000 di animali di cui circa 5.000 esposti al pubblico. Qui un link per vedere un video sulla storia del museo.

E'possibile visitare anche le collezioni di invertebrati e vertebrati, mostre fotografiche e altro; La Specola si inserisce nel complesso del Museo di Storia Naturale di Firenze che include inoltre il Museo di Mineralogia e Litologia, Geologia e Paleontologia, Antropologia ed Etnologia nonché il famoso Orto Botanico, uno dei più antichi al mondo, riaperto il 1 aprile scorso.

Una ultima raccomandazione, informarsi sugli orari perché i vari musei hanno giorni di chiusura differenti e inoltre sono chiusi il 25 aprile e il 1 maggio.



venerdì 18 aprile 2014

Verde di Prato, il mantello terrestre come ornamento

E' una pietra caratteristica della Toscana, utilizzata principalmente come ornamento nell'area geografica fra Firenze e Lucca, molto costosa e quindi segno della ricchezza di chi la utilizzava per abbellire le proprie costruzioni. Ha avuto il suo momento di splendore durante il medioevo toscano quando, assieme al calcare alberese ha caratterizzato tutto il periodo detto romanico toscano fra l' XI e il XIII secolo, venendo cavata da un luogo vicino al piccolo borgo di Figline, sull'Appennino settentrionale.

un tipico esempio di utilizzo del Verde di Prato assieme al calcare Alberese per lo stile romanico toscano.
Particolare della Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia.
Fonte: Wikimedia.org

Tradizionalmente il Verde di Prato viene considerato un marmo ma in realtà è fatto di serpentinite, una roccia che proviene della parte più superficiale del mantello terrestre ed il suo nome è stato coniato per la somiglianza cromatica alla pelle di un serpente intorno alla metà del '500.

Esempio di serpentinite. Fonte: Wikimedia.org


Come nasce

Come già descritto nel post sulla nascita del bacino di Pistoia, Prato e Firenze, gli Appennini sono una catena montuosa formata da numerosi accavallamenti, generata dallo scontro tettonico fra Africa ed Europa iniziato circa 80 milioni di anni fa. In quel momento inizia a chiudersi quello che è chiamato Oceano ligure-piemontese e le rocce formatesi in fondo a questo oceano vengono stritolate, accavallate le une sulle altre e trasportate verso est dalla tettonica fino a sovrascorrere le rocce della cosiddetta falda toscana. Per questo motivo possiamo trovare rocce provenienti dal mantello terrestre in bella vista sulle nostre montagne; le rocce dei fondali oceanici assieme a quelle del mantello che vengono trasportate alla superficie dalla tettonica sono conosciute come ofioliti.

Schema della chiusura dell'Oceano ligure piemontese (in grigio scuro)


Dobbiamo immaginarci il fondo di questo oceano come un'apertura formatasi con la spaccatura della Pangea: la crosta terrestre si è assottigliata a tal punto che alla fine è avvenuto strappo fra i due supercontinenti Gondwana e Laurasia, lasciando che dal mantello terrestre fuoriuscissero lave basaltiche caratteristiche, chiamate "a cuscino". 




Queste lave si formano nella parte più superficiale del mantello, costituito principalmente da peridotite (una roccia fatta da due minerali principali, olivina e pirosseno) che sta sotto la crosta terrestre: quando questa si assottiglia, la pressione esercitata (chiamata litostatica) diminuisce e si arriva alla fusione parziale del mantello sottostante; la lava per uscire frattura la roccia e, visto che siamo in fondo all'oceano, permette all'acqua di entrare in profondità e a reagire chimicamente con la peridotite del mantello attraverso quella che viene chiamata alterazione idrotermale, ovvero uno scambio di elementi fra le varie componenti (in questo caso le rocce del mantello e l'acqua di mare) in un ambiente di alta temperatura e bassa pressione. La peridotite che subisce questo processo si trasforma in serpentinite ed è caratterizzata dalla presenza di serpentino, un termine che indica i minerali silicatici che si formano in queste condizioni.

Quindi queste rocce sono altamente fratturate e dentro possiamo trovare i prodotti dell'alterazione idrotermale, ovvero calcite, pirite, concentrazioni anomale di metalli pesanti e anche asbesti.

Il serpentino e il rischio per la salute

L'alterazione idrotermale fa sì che fra le varie tipologie di serpentino che si formano, ce ne sia uno che è altamente cancerogeno e pericoloso ovvero il crisotilo, un tipo di amianto (famiglia di minerali silicatici di calcio e magnesio, caratterizzati da fibre estremamente sottili da poter raggiungere facilmente gli alveoli polmonari) estremamente pericoloso se inalato. Fino a che la roccia se ne sta buona come pietra ornamentale non è pericoloso, quando invece viene manipolata in modo improprio generando polvere (penso alle zone di cava di queste pietre a scopo industriale), allora le fibre di crisotilo possono disperdersi nell'ambiente molto facilmente.


Fonte: Università di Torino


Come metalli pesanti, le serpentiniti hanno tenori di cromo e nichel alti perché molto sono affini ai minerali costituenti il mantello (le peridotiti) e la loro esposizione sia naturale che in ambiente di cava può causare la loro messa in circolo che generalmente finisce nei minerali argillosi dei suoli. Non è quindi così illogico aspettarsi valori di metalli pesanti di un certo rilievo nei suoli a valle di affioramenti di serpentiniti, magari se vi sono presenti cave.

Tuttavia questa è una materia ancora controversa e dibattuta, ancora non vi sono prove certe che la lavorazione di questa pietra sia un rischio per la salute umana, essendo l'inquinamento ambientale un campo di indagine relativamente nuovo nel settore delle Scienze della Terra e trattato in maniera consistente a livello normativo solo dagli anni '70.




giovedì 17 aprile 2014

Sunstones, le pietre del sole

Sunstone grezza
Fonte: wikimedia.org
Nell'infinito mondo dei minerali naturali, esistono degli esemplari che sono veramente particolari per le loro caratteristiche. Uno di questi casi è rappresentato dalla "Pietra del Sole", conosciuta con il suo nome inglese "Sunstone". Tecnicamente è un semplice feldspato ma sono le sue caratteristiche ottiche che lo rendono unico.



L'effetto "avventurescenza" 

E' una pietra traslucida al cui interno si formano dei minerali sottili e di forma lamellare che possono essere composti di rame o ferro. Questi, se hanno il tempo e lo spazio per formarsi correttamente e riescono ad orientarsi tutti secondo una direzione preferenziale, producono un effetto specchio con riflessi che variano fra il verde, blu, giallo, arancio e rosso, se la luce li colpisce sul lato piatto e con l'angolazione giusta. Questo effetto ottico, molto suggestivo e caratteristico prende il nome di "avventurescenza", derivato da una quarzite in cui è stato osservato questo fenomeno, chiamato "avventurina": questo nome deriva dall'italiano "a ventura", sembra come sinonimo di "a fortuna", come l'occasione in cui fu ottenuto questo effetto nella produzione del vetro a Murano nel XVIII secolo.
Sunstone proveniente dall'India.
Notate i piccoli frammenti lamellari che riflettono la luce come uno specchio.
Il colore è dato dalla presenza di  rame. Fonte: Wikimedia.org

Distribuzione geografica

Le "pietre del sole" si trovano nei grandi scudi continentali africani, nordamericani e asiatici (ad esempio Congo, Tanzania, Canada, Stati Uniti, Russia, Cina) ma anche in Australia e in Europa, ad esempio in Norvegia, principalmente in vene di quarzite che rappresentano l'ultimo fluido caldo di una intrusione magmatica all'interno di gneiss, rocce metamorfiche che si formano solo nelle profondità della crosta terrestre, a livelli altissimi di pressione e temperatura. 
Nello stato dello Utah, negli Stati Uniti, sono state trovate anche nelle lave basaltiche pleistoceniche (il Pleistocene va da 2,6 milioni a 11 mila anni fa circa).

Le sunstones come pietre preziose

Questa pietra da il meglio di sé quando viene sapientemente tagliata per esaltare la sua avventurescenza ed essere venduta come gioiello: il taglio preferito è detto a cabochon, ovvero senza sfaccettature e facendo apparire la pietra come un piccolo duomo che emana un lampo di luce quando gli occhi di chi osserva la pietra hanno la stessa angolazione della luce che la colpisce; esiste tuttavia una varietà chiamata "Oregon Sunstone" a cui è preferito un taglio sfaccettato.

Sunstone dell'Oregon con taglio sfaccettato.
Fonte: wikimedia.org
Sunstone con taglio a cabochon.
Fonte: Crystalarium