venerdì 2 marzo 2012

Io ci credo

C'è un grosso errore nella coscienza umana, quello di darsi e dare scadenze: avere sempre un limite da non oltrepassare, oltre il quale è sempre tardi; perdere di considerazione e dover scontrarsi con l'idea diffusa che qualsiasi tentativo tardivo è ormai inutile; crearsi una barriera mentale impossibile da superare, convinti di non essere più in tempo per niente.
Einstein diceva che una persona può intuire un'idea rivoluzionaria al massimo entro i trenta anni altrimenti, anche in questo caso, non si è più in grado; allora mi informo e leggo che i premi nobel per la fisica odierni superano abbondantemente i 40 anni. 
Sarà per auto convincimento e molto probabilmente lo è, secondo me è l'apertura mentale che conta: il farsi continuamente domande a cui cercare di dare risposta, l'intuizione e il non avere barriere mentali; studiare, leggere, informarsi, ragionarci sopra, avere spirito di osservazione e tanta pazienza; se anche a 50 anni esiste tutto questo, allora ancora tante cose possono accadere. 

Infine l'umiltà, quella che ti fa osare pur sapendo di poter prendere delle cantonate, accettandole. Chi non fa non falla, dicono, io ci credo.

mercoledì 22 febbraio 2012

Il primo passo

Il primo ricordo che mi torna alla mente è quello del colore del rame e dell’oro, assieme all’odore intenso e umido del castagno. Credo fosse pomeriggio, ho ancora impressa l’immagine dei radenti raggi del sole che trafiggono la fitta trama del bosco, creando fasci di luce come barriere lungo il sentiero, quasi a volermi impedire di proseguire. Chissà perché fu questa situazione a rendere improvvisamente tutto così chiaro: anni ad arrovellarsi per trovare una soluzione che non c’è, dove decine se non centinaia di persone hanno sbattuto la testa, rendendo questa ricerca la loro unica ragione di vita. Adesso, a posteriori, capisco la casualità degli eventi: momenti unici, lungo l’infinito scorrere del tempo che non potranno mai ripresentarsi nel futuro e che sicuramente non si sono mai verificati nel passato. Chissà quante coincidenze sono andate perse solo per un attimo, tali da poter dirigere la vita in un senso o in chissà quanti altri. Non c’è nessuno da ringraziare, dico io: solo da cogliere l’attimo ed essere coscienti che solo noi stessi siamo in grado di scegliere se sfruttare o meno le occasioni, determinando il successo o la sconfitta.